Occhio agli occhi!

Stavropol, Russia. Un “ladro ipnotizzatore” entra in una banca, e viene ripreso dalle telecamere. È accusato di aver usato i suoi poteri su diverse vittime, quasi tutti anziani, inducendole a consegnargli grosse somme di denaro. Questo, almeno, è quanto riferisce La Repubblica, nell’edizione online del 14 aprile.

Ma le “rapine con ipnosi” sono davvero possibili? Per capirlo bisogna fare una premessa: l’idea di un Mandrake, che con il potere magnetico del suo sguardo obbliga una persona a seguire la sua volontà, non corrisponde alla realtà dell’ipnosi. È piuttosto il frutto di quell’aura magica che questa pratica ha mantenuto fin dall’Ottocento, quando gli ipnotizzatori da palcoscenico si esibivano, spesso con l’ausilio di complici, e con l’unico scopo di stupire il pubblico.

Ma la pratica attuale è un’altra cosa. Ecco come la spiega Graham Wagstaff, psicologo presso l’Università di Liverpool:

Solitamente, si pensa che l’ipnosi sia uno stato alterato di coscienza e che la persona ipnotizzata possa essere messa in una vera e propria trance, da cui può uscire solamente al comando dell’ipnotizzatore. Non è così. Se si misura l’elettroencefalogramma di un soggetto ipnotizzato, infatti, si scopre che è molto simile a quello di una persona sveglia e semplicemente rilassata.

L’ipnosi va vista più propriamente come una forma di interazione sociale tra due persone, in cui una chiede all’altra di comportarsi in un certo modo e l’altra obbedisce perché in quel momento, in quella situazione, si sente di farlo e non perché manipolata da una forza a cui non può resistere.

Un simile rapporto tra ipnotizzatore e ipnotizzato non può quindi prescindere da una componente fondamentale: la volontà del paziente. L’ipnotizzato, insomma, deve essere d’accordo, e segue i suggerimenti che gli vengono forniti solo se è d’accordo a farlo.

In campo clinico questa pratica può essere utile in settori come le dipendenze da alcool e droga, o le manifestazioni psicosomatiche. Ma l’idea di una persona che consegna tutti i suoi soldi sotto la spinta di un comando ipnotico è pura fantasia.

Senza contare il fatto che l’ipnosi richiede calma e rilassamento, ottenibili solo per mezzo di un’adeguata tranquillità e di una certa quantità di tempo. E’ impensabile che ciò  possa prodursi in una banca, o in un supermercato, e nello spazio di pochi minuti.

Cosa entra in gioco, allora, in questa tipologia di rapine? Non l’ipnosi: piuttosto suggestione, persuasione, e una buona dose di confusione. Tre componenti tipiche delle truffe e dell’illusionismo.

Un’interessante analisi, a questo proposito, è stata pubblicata nel 2009, grazie a un team italiano capitanato da Carlo Alfredo Clerici, specialista in psicologia clinica dell’Università di Milano.

Lo studio, intitolato “Robbery by Hypnosis in Italy: A Psycho-Criminological Analysis of the Phenomenon Based on 20 Years of Newspaper Articles (1988-2007)”, prende in esame 360 articoli (riferiti a 106 episodi), pubblicati dalla stampa italiana. Interessanti le conclusioni: in tutti questi casi non ci sono prove di un coinvolgimento delle pratiche di ipnosi; gli episodi riportati dalla stampa sono invece spiegabili da un punto di vista psicologico.

Un caso tipico che viene classificato dai media come rapina “con ipnosi” (anche se  in realtà richiede solo una buona capacità di creare confusione senza insospettire la vittima) è il seguente: due persone, ben vestite e con accento straniero, chiedono a un cassiere di poter cambiare una grossa somma di denaro. In seguito al rifiuto, chiedono almeno di poter avere delle banconote di una particolare serie (questa richiesta può essere giustificata, ad esempio, con il fatto di voler portare a casa una banconota con serie italiana come souvenir). Il cassiere ne estrae allora un certo numero, mentre i clienti creano volutamente confusione tra le banconote della cassa e quelle proprie. Nel caos determinatosi, i truffatori hanno buon gioco a far sparire alcune mazzette di soldi del cassiere, che solo più tardi si accorge del furto.

La stessa capacità di distrarre, approfittando della confusione che si è appositamente creata, è stata in passato usata anche da molti illusionisti, primo fra tutti Uri Geller. Ovviamente questa non è l’unica modalità di truffa possibile. Un’altra tipologia è stata analizzata dallo psicologo Matteo Rampin, su Scienza&Paranormale N.68.

Subire una truffa del genere è un’esperienza negativa dal punto di vista dell’autostima: ecco perché molte vittime potrebbero tendere a pensare (o a dichiarare) che  sono state ipnotizzare, piuttosto che ammettere di essere state raggirate. Gioca in questo senso un ruolo il fatto che i mass media, diffondendo i racconti delle rapine con ipnosi, rendono culturalmente disponibile un format, che le persone adottano quando non vogliono o non sanno spiegarsi l’avvenuta rapina, alimentando così  il fenomeno stesso. In pratica si innesta un fenomeno simile a quello delle leggende metropolitane, come spiegato dallo studio italiano:

Il modo in cui il fenomeno viene riportato nei giornali ha alcune caratteristiche che ricordano le cosiddette “leggende contemporanee”: le informazioni nei racconti sono spesso inaccurate, con falsi allarmi, e gli aspetti inquietanti o spaventosi del fenomeno sono enfatizzati. Generalmente si assume che questi criminali provengano dall’Estremo Oriente o dall’India, a causa del pregiudizio etnico che associa la percezione di pericoli misteriosi ai mondi lontani e sconosciuti. Quando la nazionalità dei rapinatori arrestati viene accertata, comunque, si ha la prova che vengono da altri luoghi, e una notevole parte di essi è di nazionalità italiana.

Tornando all’episodio dell’ipnotizzatore russo, è ipotizzabile un meccanismo simile a quelli descritti. Una conferma sembra suggerita dal racconto che ne dà una vittima, Mayra Sovic:

Mi ricordo di quest’uomo che è venuto da me e mi ha detto che aveva un disperato bisogno di denaro, e che dovevo aiutarlo. Il giorno seguente dalla banca mi hanno detto che avevo prelevato i risparmi di una vita.

Quindi: il truffatore si inventa una storia, spiega di trovarsi in difficoltà e di aver bisogno di soldi, riuscendo a far leva sulla filantropia, e magari sul senso di solitudine della vittima. Dalla descrizione sembra davvero la cronaca di una truffa ai danni di un’anziana, più che un reale fenomeno di ipnosi. Con buona pace dei fan di Mandrake.

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