Pesci e uccelli morti: nuovo aggiornamento

Update: qui la conclusione del caso di Faenza.

Pubblichiamo un aggiornamento sull’allarme per le stragi di pesci e uccelli, nato intorno a Capodanno e poi tornato in auge a ogni nuova notizia del genere, premettendo che valgono in generale le considerazioni espresse nel nostro precedente articolo.

Nel caso degli itteri dell’Arkansas, gli esami svolti da tre istituti diversi (Southeastern Cooperative Wildlife Disease Study, Arkansas Livestock and Poultry Commission e U.S. Geological Survey’s National Wildlife Health Center) hanno dato lo stesso risultato: gli uccelli sono morti per un trauma, di cui sono stati trovati segni nelle carcasse. Allo stesso tempo è stato possibile escludere altre cause come batteri, virus e intossicazione. Il rapporto dell’SCWDS conclude “Nella maggior parte dei casi, questo tipo di traumi è causato dalla collisione con oggetti fissi come alberi, case, finestre, linee elettriche, torri, eccetera”. Lo stormo di cui facevano parte i 5000 uccelli morti è stato stimato in 1,6 milioni di esemplari. L’alzarsi in volo di un gran numero di uccelli di quello stormo è stato rilevato dal radar della Clemson University intorno alle 10:30 del 31 dicembre 2010.  A partire dalle 11:30, numerosi residenti del quartiere Windwood di Beebe hanno segnalato la caduta di uccelli dal cielo. Risulta che gli uccelli si siano alzati in volo a causa di rumori insolitamente forti, che potrebbero essere stati causati dai fuochi d’artificio di fine anno. Non è stato segnalato maltempo nei pressi dello stormo.

Per quanto riguarda i pesci morti sempre in Arkansas il 29 dicembre, invece, non è stato possibile accertare con precisione la causa della morte. Sono stati escluse cause come batteri, virus, parassiti e intossicazioni, dal momento che nulla di anomalo è stato riscontrato nelle acque del fiume. Potrebbe essersi trattato di fattori climatici, carenza di cibo o di una combinazione di fattori. Chris Racey, dell’AGFC ha dichiarato: “Sfortunatamente, è probabile che non sapremo mai con certezza che cosa abbia ucciso questi pesci.”

Più complesso il caso delle tortore di Faenza, morte a centinaia nei pressi dello stabilimento Tampieri.
Inizialmente si parlò di un’indigestione di semi di girasole, ma già intorno a metà gennaio le analisi svolte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e Emilia Romagna individuarono la presenza del paramyxovirus (il virus della pseudopeste) nelle carcasse degli uccelli.
Questa spiegazione però non ha convinto tutti e si è fatta strada l’ipotesi di un’intossicazione, considerata l’ipotesi più probabile, tra gli altri, dall’etologo Giorgio Celli. Lo stesso parere è stato espresso da Riccardo Ferrari della Lipu. Nel frattempo la procura della Repubblica di Ravenna ha aperto un’indagine e ha deciso di secretare i risultati degli esami. Bisognerà quindi aspettare la conclusione delle indagini per avere una risposta più chiara.

Per quanto riguarda le tortore di San Cesario, che erano state accomunate a quelle di Faenza, il giallo è stato risolto facilmente quando gli esami hanno stabilito che sono state impallinate con un’arma da caccia, forse per uno scherzo di cattivo gusto agli abitanti della zona.

Un nuovo caso si è aperto all’inizio di marzo, quando uno spettacolo impressionante si è mostrato agli abitanti di Redondo Beach, in California: circa un milione di pesci morti galleggiava nel porto, ricoprendo completamente la superficie dell’acqua (vedi immagine in evidenza). Si trattava soprattutto di acciughe, sardine e sgombri e l’opinione degli esperti è che la loro morte sia stata causata da carenza di ossigeno. Gli esami sono ancora in corso: la causa della diminuzione di ossigeno nell’acqua potrebbe essere dovuta a un aumento della quantità di alghe, di pesci stessi o a una sostanza tossica. Il California Department of Fish and Game ha trovato nei pesci una neurotossina che potrebbe averli spinti ad accumularsi nel porto, ma i suoi esperti hanno dichiarato che continuano a ritenere che la causa della morte sia il basso livello di ossigeno, non la tossina stessa.

(Fotografia di seadigs, licenza CC BY-NC 2.0)

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