L’inganno degli anti-sbornia

Sono pubblicizzati su internet e venduti nelle discoteche. Hanno nomi come Equì, Reebotizer, Outox, Soberguard, Sobrietol e Security Feel better: sono le “bevande anti-sbornia”, una moda giovanile che promette effetti quasi miracolosi. Secondo le pubblicità e il passaparola fra i ragazzi, infatti, questi integratori non sarebbero in grado solo di alleviare i più comuni effetti della sbronza (come mal di testa e nausea), ma anche di accelerare lo smaltimento dell’alcool e di abbassare più rapidamente il tasso alcolemico nel sangue.

Speranze infondate, dal momento che nessuna di queste bevande ha mai dimostrato scientificamente gli effetti descritti: tanto che già nel 2005 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva multato l’azienda produttrice di Outox per pubblicità ingannevole. Recentemente i carabinieri del NAS ne hanno sequestrati 20.000, mentre l’associazione di consumatori Altro Consumo li ha bollati come “una pericolosa illusione”.

Analoga la situazione in Francia, dove nel 2006 Security Feel Better è stato vietato perché nella pubblicità prometteva di ridurre più velocemente il tasso alcolemico, per poi essere rimesso in commercio come generico prodotto “anti-sbornia”, mentre nel 2010 uno studio dell’ANSES, l’agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, ha dimostrato che le pretese anti-sbornia dell’Outox erano “scientificamente infondate”.

Questa è l’opinione di Giuseppe Lai, biologo ed esperto in scienze dell’alimentazione, intervistato in merito:

E’ evidente che un messaggio simile può indurre in errore i giovani che, confidando sul “potere antisbronza” di tali prodotti, sono incoraggiati ad un consumo anche elevato di alcol e, ancora peggio, a mettersi alla guida sperando magari di poter ingannare l’etilometro.

Un effetto molto pericoloso, considerando che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale alcol, quasi un adulto su cinque si può considerare un bevitore ad alto rischio e una percentuale significativa dichiara di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol, uno dei maggiori fattori di rischio per gli incidenti stradali.

Ma, aggiunge Lai:

Non esistono bevande che possano vantare un effetto anti sbornia, perché non ci sono sostanze in grado di accelerare il fenomeno di smaltimento dell’alcol nel sangue. Questa risposta, a mio avviso, dovrebbe comparire nell’etichetta di questi prodotti. Sarebbe un “claim educativo”, certamente non in sintonia con il marketing di qualche produttore ma sicuramente prezioso per la salute di tanti giovani.

Dello stesso parere è Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS dell’Iss, del Centro di collaborazione OMS per la Ricerca sull’Alcol, nonché presidente della Società italiana di Alcologia.

E forse per capirlo basterebbe dare un’occhiata agli ingredienti, sicuramente non miracolosi, di queste bevande: in genere acqua, fruttosio, acidificanti, antiossidanti (come la vitamina C ), uniti ad estratti vegetali come  melissa, carciofo, liquirizia, aloe e mela. Molti di questi, come il succo di carciofo, non sono altro che i cosiddetti “rimedi della nonna”: soluzioni tradizionali ai problemi del dopo-sbronza, ma la cui inefficacia è già stata ampiamente provata dal punto di vista scientifico.

Ai giovani che acquistano questi integratori consigliamo di leggere attentamente uno studio del 2005 pubblicato sull’autorevole British Medical Journal, in cui sono stati presi in esame 296 articoli sui rimedi anti-sbornia. Interessante la conclusione:

Non esiste alcuna prova che interventi convenzionali o complementari siano efficaci nella prevenzione o nel trattamento della sbornia. Il metodo più efficace per evitare i sintomi della sbornia indotta da alcool consiste nel praticarne l’astinenza o la moderazione.

(Striscia tratta da xkcd)

http://www.altroconsumo.it/acqua-e-bevande/bevande-antisbornia-pericolosa-illusione-s298913.htm

Considerazioni simili sono state espresse da Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS dell’Iss, del Centro internazionale dell’OMS per la Ricerca sull’Alcol, nonché Presidente della Società italiana di Algologia.

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