Omeopatia: il disastro del rapporto Donner

Pubblichiamo un estratto dell’analisi di Jan Willem Nienhuys, segretario dell’associazione olandese Skepsis, pubblicato in origine qui e tradotto da Luisa Stevano e Maria Gabriela De Paola per il numero 87 di Scienza&Paranormale.

Uno dei più grossi studi, per numero di partecipanti e quantità di dati raccolti, sull’efficacia dei farmaci omeopatici fu portato avanti nella Germania nazista. Vediamo quali sono stati i risultati.

Fritz Donner (1896-1979) era figlio di un medico omeopata ed era omeopata egli stesso. A partire dal 1927 lavorò presso l’ospedale omeopatico di Stoccarda, dove scoprì che molte cose non andavano nell’omeopatia.

Quando un omeopata prescrive una medicina, lo fa paragonando i sintomi del paziente a quelli che in omeopatia vengono chiamati quadri dei rimedi. Il quadro di un rimedio è fondamentalmente un elenco di sintomi correlati al rimedio omeopatico. La dottrina omeopatica sostiene che tale lista dovrebbe essere composta da tutti i principali “sintomi” osservati in persone sane che hanno preso tale rimedio. Questi sintomi sono ottenuti tramite i cosiddetti proving (termine omeopatico traducibile come “dati tossicologici sugli effetti di varie sostanze sull’organismo”). Durante un proving gruppi di persone sane prendono il rimedio e poi annotano i loro “sintomi” su un diario.

I rimedi omeopatici sono famosi per le loro ripetute diluizioni, ma per un proving non è necessario utilizzare sostanze diluite parecchie volte. La dottrina omeopatica sostiene comunque che diluizioni maggiori provocano un maggior numero di sintomi spirituali. Così per la diluizione C6 (che è il termine omeopatico per una diluizione di 100 x 100 x 100 x 100 x 100 x 100 – preparata, per ogni diluizione, sbattendo ripetutamente la bottiglia contro un soffice oggetto di pelle, come la legatura di un libro) il quadro del rimedio può essere diverso dal caso a diluizione C1; a C30 si potrà ottenere avere un quadro completamente differente. Per esempio, il comune sale da tavola diventa un rimedio potente ad alte diluizioni.

Delirium tremens

Almeno questa era (ed è) la teoria. Donner scoprì presto che le cose nella pratica erano completamente diverse. Per esempio, si credeva dogmaticamente che l’Apis mellifica presentasse come sintomi chiave: 1) una piccola borsa sotto la palpebra destra e 2) mancanza di sete. Quando Donner studiò la cosa notò che questi sintomi rilevanti non erano causati da un vero proving, ma da una puntura di ape vicino al lato destro della bocca. La guancia destra della vittima si era gonfiata enormemente. Mentre si formava l’edema, la vittima divenne molto assetata, cosa normale quando grandi quantità di fluidi corporei affluiscono alla guancia. Non appena l’edema si ritirò, la sete della vittima svanì.

Allo stesso modo, un amico di Donner scoprì che negli scritti originali di Hahnemann (il fondatore dell’omeopatia) venivano riportati non meno di 716 sintomi ottenuti strofinando le persone con un magnete! Era chiaro (nel 1927) che questi dovevano essere sintomi placebo e Donner e i suoi amici (tutti medici assistenti all’ospedale di Stoccarda) si domandarono se anche altri proving non avessero prodotto sintomi placebo. Comunque, nessun altro omeopata si era mai posto questa domanda prima.

Un rimedio, la Platina, aveva proprietà speciali, ma queste furono tutte esattamente riconducibili al caso di una signora “leggermente esaltata” che all’improvviso cominciò a veder tutto più piccolo dopo averla assunta. Tale fenomeno avrebbe potuto essere ricondotto a una causa psichiatrica.

Il Lac caninum (latte di cane) veniva caldamente raccomandato per la difterite. Anche ciò si basava su un singolo caso, esattamente su quello di Laura Morgan, una statunitense di 24 anni laureata in medicina. In una mattina d’estate del 1870 la ragazza prese alcuni grani CM (una diluizione preparata secondo una ricetta speciale dell’americano dott. Swan) di questo rimedio e come conseguenza soffrì per due anni di frequenti attacchi di delirium tremens. Secondo la dottrina omeopatica non ha alcuna importanza sapere di cosa soffre il paziente prima di prendere il rimedio. Durante questi due anni Laura una volta ebbe mal di gola. Le venne diagnosticata la difterite, ma secondo Donner questo giudizio non era esatto. In primo luogo Laura non era così malata da dover stare a letto e in secondo luogo i medici statunitensi dell’epoca avevano pochissima esperienza. A volte si poteva ottenere una licenza completa dopo aver studiato solo due anni, o persino un anno, senza visitare neanche un paziente, e l’unico requisito necessario era la preparazione della scuola elementare.

Donner si stupì molto che nessuno volesse ascoltare le sue scoperte sulla mancanza di affidabilità dei quadri dei rimedi. Inoltre, quando parlò della storia del Lac caninum i suoi superiori minacciarono di licenziarlo in tronco se avesse mai tirato fuori un’altra volta una montatura del genere.

Fuori dall’oscurità

Nel 1927 la Germania era molto interessata all’omeopatia. Un famoso chirurgo di nome August Bier (inventore dell’anestesia spinale) si era espresso a favore dell’omeopatia nel 1925. L’Ufficio Statale della Sanità (Reichsgesundheitsamt, RGA) decise di sottoporre a verifica l’omeopatia. Nel 1933 i nazisti andarono al potere in Germania. A parte la loro disgustosa politica, erano anche ossessionati dalla salute e dalla medicina naturale. Non molti sanno che i medici tedeschi già molto prima del 1945 avevano scoperto che il fumo è la causa principale del cancro ai polmoni, con largo anticipo su Doll e Peto che arrivarono alle stesse conclusioni. Così nel 1936, durante un Congresso Internazionale Omeopatico a Berlino venne solennemente annunciato (da Rudolf Hess!) che i test stavano per cominciare.

I signori della RGA lavorarono con precisione germanica. Per prima cosa interrogarono molti omeopati sulle loro convinzioni e i loro metodi. Donner riporta che andarono da lui 300 volte. Il piano prevedeva di eseguire proving (randomizzati in doppio cieco, ovviamente) e poi anche test sui rimedi omeopatici sui pazienti. Se tutto fosse andato bene, lo stato tedesco era pronto a stanziare centinaia di milioni di dollari (prebellici).

Presto saltò fuori che per tradizione un cosiddetto proving non era mai stato fatto in cieco. A volte, all’inizio, ai pazienti della sperimentazione veniva dato un flacone di placebo, ma poi veniva loro detto: «Questo è un placebo per verificare la vostra suggestionabilità»! Non c’è da stupirsi se tutti lasciarono il loro diario in bianco dopo questa rivelazione. Quando Donner ebbe l’idea di omettere questo avvertimento e si spinse fino a dare a tutti tre serie di placebo (in tre settimane successive), i pazienti testati, medici che seguivano il suo corso introduttivo all’omeopatia, riempirono i loro diari con tanti “sintomi” quanti erano quelli riportati quando prendevano un rimedio (altamente diluito).

Quando Donner lo riferì ai suoi colleghi omeopati, questi non gli credettero. «Questo è umanamente impossibile!» dissero. Più o meno nello stesso periodo, Paul Martini stava facendo esperimenti simili nell’ambito dello stesso mega-progetto e venne molto criticato per le sue scoperte. Si scoprì anche che nei reproving (proving eseguiti per confermare le scoperte degli omeopati del passato) i responsabili degli esperimenti erano soliti selezionare dai diari quei sintomi che ritenevano essere confermativi, ignorando tutti gli altri.

Non furono svolti molti esperimenti con trattamenti di persone malate. Comunque, il presidente dell’Associazione Centrale Omeopati tedesca, Hanns Rabe, ne fece uno sotto la supervisione della RGA. Gli venne permesso di selezionare un certo numero di pazienti cronici ospedalizzati che vennero trattati con il rimedio Silicea (sabbia altamente diluita). Donner lo avvertì che questi pazienti non sarebbero guariti e così accadde. Fu una tale sconfitta che i signori della RGA non osarono farne un resoconto ai loro superiori. Forse temevano il licenziamento o anche di peggio una volta che i leader politici fossero venuti a sapere che la loro adorata terapia aveva fallito così miseramente. Più tardi la RGA fece pressione su Rabe affinché pianificasse un esperimento per curare con l’omeopatia il morbo di Basedow. Il medico si era vantato di poterlo fare con facilità e aveva perfino prodotto delle dichiarazioni scritte in questo senso, per cui non poté tirarsi indietro.

Questo fu il momento in cui Rabe confessò a Donner che l’omeopatia non poteva avere alcun effetto, che essa era solo un travestimento della psicoterapia e che le millanterie degli omeopati non andavano prese alla lettera. All’inizio Donner non fu d’accordo, ma poi cambiò idea almeno in parte quando si rese conto che i trattamenti che lui stesso faceva risultavano essere dei semplici placebo, che avevano effetto solo perché i pazienti ci credevano, pazienti le cui malattie erano spesso ugualmente immaginarie.

Nel triennio tra il 1936 e il 1939 molti altri esperimenti avrebbero potuto essere svolti, ma dalle lettere di Donner trapela che gli omeopati millantavano parecchio, salvo poi fare di tutto per evitare di cooperare quando venivano chiamati per prendere parte a esperimenti clinici sotto la supervisione dell’RGA.

Per inciso, non bisogna pensare che questi test fossero dei crudeli maltrattamenti di prigionieri nei campi di sterminio. I team scelti per condurre gli esperimenti erano composti da medici eminenti di ospedali accademici, che si supponeva lavorassero con i loro pazienti. In caso di necessità lo Stato era pronto a pagare reparti temporanei negli ospedali, per esempio un reparto di pazienti con morbo di Basedow con 50 letti per Rabe. Per i proving si pensò di reclutare volontari tra le associazioni omeopatiche; lo stesso Donner sottopose a test in totale circa 200 medici che prendevano parte ai suoi corsi.

Nel modo più inoffensivo possibile

Dopo lo scoppio della guerra gli esperimenti furono bloccati. Tuttavia dopo la guerra la RGA e il suo successore, il Ministero della Sanità di Stato, (Bundesgesundheitsamt, BGA), stavano cercando da lungo tempo qualcuno che volesse occuparsi di tutto il materiale raccolto, un fascio di cartelle alto più di tre metri, con le trascrizioni di interviste e dei risultati degli esperimenti clinici del farmaco (e probabilmente tutti i diari dei proving).

Gli omeopati tendono ad essere prolissi, così tutte quelle interviste potrebbero aver costituito una considerevole parte del materiale. Donner era troppo occupato a gestire un ospedale a Berlino, così non volle sobbarcarsi il compito. Ma in seguito al suo pensionamento, nel 1961, la BGA e altri pensarono di chiedergli di scrivere una relazione sull’intera faccenda “da un punto di vista omeopatico”. Donner lavorò sulla questione per quattro anni e quando sospettò che fosse prossima una pubblicazione da parte della BGA e che i test sarebbero proseguiti, ridusse la sua relazione da 300 a 40 pagine e cercò di sottoporla ad una rivista omeopatica.

Era sua intenzione riportare al buon senso i suoi amici omeopati prima che fosse troppo tardi. Egli sperava che avrebbero abbandonato tutta la loro fede nelle alte diluizioni, e che si sarebbero basati solo su un numero limitato di sostanze e sulla descrizione di quadri di rimedi a bassa diluizione: C1, C2 e forse C3. Evidentemente riteneva che il principio di similitudine potesse valere in questi casi. Tuttavia la rivista omeopatica rifiutò di pubblicare l’articolo, né tantomeno lo pubblicò il BGA.

La pila di carte alta più di tre metri sparì senza lasciare traccia. Si potrebbe sospettare una cospirazione, ma probabilmente si trattò solo di negligenza e stupidità, come in genere accade. Nel 1969 una rivista omeopatica francese pubblicò una traduzione della relazione di Donner, ma non ebbe effetto nel contrastare l’ascesa dell’omeopatia. Infatti l’omeopatia è diventata una proficua “medicina da banco”, ben lontana dai dottori che trascorrono un’ora con un paziente mentre sfogliano impressionanti volumi per individuare il farmaco “più simile” per tutte le personali lamentele ed esperienze del paziente.

Donner scrisse anche due lettere a colleghi omeopati con commenti sulla sua relazione. Cercò anche di mantenerla il più inoffensiva possibile, omettendo i peggiori esempi di stupidità ed ignoranza dell’omeopatia. Nelle sue lettere a colleghi fidati fu molto meno controllato. Uno di questi era l’allora presidente dell’associazione omeopatica Erich Unseld, e l’altro l’editore capo della principale rivista omeopatica, Heinz Schoeler. Leggendo le lettere ci si chiede: perché Donner non abbandonò completamente l’omeopatia? Penso che ci siano due ragioni. La prima è che era una sua convinzione sin dall’infanzia, l’altra è che prima del 1939 l’omeopatia e la medicina ufficiale non erano poi molto diverse come si potrebbe invece pensare.

Gli omeopati erano soliti vantarsi del fatto che i loro ospedali ottenessero i migliori risultati. Donner scrisse un articolo spiegando che c’erano talmente tante differenze tra gli ospedali omeopatici e quelli ufficiali che un paragone sarebbe stato senza senso. Indicò anche una pubblicazione del 1915 (ristampata in parecchie riviste omeopatiche americane) del prof. Fritz Conrad Askenstedt del Southwestern Homoeopathic Medical College di Louisville. Dal primo di aprile del 1899, l’ospedale della città stipulò un accordo con il College in base al quale di ogni sei pazienti ammessi all’ospedale uno venisse trattato dal College con metodi omeopatici. Alimentazione, assistenza (e presumibilmente anche gli anestetici durante le operazioni) erano esattamente uguali per tutti i pazienti, solo la cura risultava diversa per i pazienti trattati in maniera omeopatica.

Risultò che le mortalità dei pazienti trattati in maniera allopatica e omeopatica erano statisticamente indistinguibili. Né si osservava una differenza quando le morti venivano classificate in riferimento al tipo di malattia (polmoni, cuore, intestino, reni, infezioni, chirurgia, eccetera). La spiegazione si deve al fatto che, a quei tempi, la medicina ufficiale era impotente in svariati casi. In un articolo del 1922 che paragonava l’omeopatia alla medicina ufficiale furono elencate le seguenti medicine ufficiali per la polmonite: atropina, caffeina, olio di canfora, digitale, morfina, stricnina, whisky, e via dicendo

La medicina ufficiale migliorò solo lentamente. Donner scrisse a Unseld che, con i suoi amici a Stoccarda, nel 1930, aveva provato a stabilire gli effetti dell’omeopatia sulla polmonite. In quel tempo osservava una mortalità del 55 per cento (7 su 13) che egli ritenne alta in maniera inaccettabile se confrontata alla medicina ufficiale, in quanto non aveva trattato i casi più seri, ma solo pazienti perfettamente sani prima dell’insorgenza della polmonite, e non per esempio persone vecchie e deboli che non potevano più permettersi il pagamento di un’assicurazione sulla vita.

L’omeopatia si basa sul principio di similitudine, e l’atteggiamento di Donner rivela che credere in questo principio è indipendente, da un punto di vista logico, dal credere nell’efficacia delle alte diluizioni. Per la maggior parte dei critici queste alte diluizioni costituiscono l’aspetto più sconcertante dell’omeopatia, ma il principio di similitudine si basa sulle stesse povere basi, saltando a conclusioni e prestando fede a esperienze aneddotiche.

Continuando a sognare

Leggendo tra le righe si ha l’impressione che i signori della RGA non credessero per nulla all’omeopatia. Ma le più alte autorità (Hess e forse perfino Hitler stesso) avevano ordinato loro di sottoporre l’omeopatia a verifiche, e poiché gli ordini erano ordini, non poterono rifiutare di collaborare. Se essi avessero trovato che l’omeopatia non funzionava avrebbero avuto bisogno di prove di ferro per dimostrare di aver fatto il massimo per essere imparziali.

Non diedero agli omeopati alcuna opportunità di lamentarsi di iniquità. Rabe confessò a Donner che i signori erano stati così profondamente corretti ed amichevoli che egli non aveva potuto trovare alcun pretesto per rifiutare la collaborazione e che si stava “spremendo il cervello” per trovare un modo di sabotare gli atti, “perché non possiamo affatto fare ciò che affermiamo di saper fare”. Quando Donner cercò di spiegare all’RGA che tutte quelle storie sulle alte diluizioni non avevano senso, essi gli dissero, senza mezzi termini, che erano stati incaricati di valutare la pratica standard degli omeopati e non le opinioni di un qualunque signor Donner.

L’intero rapporto di Donner fu pubblicato in tedesco in una rivista non molto nota (Perfusion) nel 1995 ed anche in una dissertazione del 2003. Le lettere di Donner a Unseld e Schoeler divennero disponibili in traduzione francese nell’appendice di un libro del 1985. I testi originali in tedesco sono ora disponibili su internet (come anche una traduzione olandese).

Per chi volesse approfondire, qui (gratis per gli abbonati o con una donazione di  50 centesimi al CICAP per tutti gli altri) il resoconto completo dei contenuti del Rapporto Donner.

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