ResearchBlogging anche in italiano

Ricordate la vicenda dei batteri all’arsenico, di cui abbiamo parlato agli inizi di dicembre? Uno studio pubblicato su Science, e annunciato dalla NASA con una pompatissima conferenza stampa, sosteneva di aver scoperto batteri in cui gli atomi di fosforo nel DNA erano rimpiazzati stabilmente, almeno in parte, da atomi di arsenico. È poi emerso non solo che le cose erano molto meno clamorose di quanto suggerito dai comunicati stampa, ma anche che lo studio sembra avere numerosi difetti.

La parte più interessante di tutta la faccenda è stata il modo in cui il dibattito sui risultati dello studio è partito immediatamente e si è sviluppato molto in fretta sui blog di argomento scientifico; è un sintomo di come sta cambiando la comunicazione e la discussione all’interno della stessa comunità scientifica. Tradizionalmente, il risultato di un lavoro scientifico è descritto in un articolo che, dopo essere stato sottoposto a un processo di peer review, è pubblicato su una rivista scientifica (dove per rivista scientifica non si intende Focus, ma Nature, Science e tutte le migliaia di riviste di settore, più o meno specialistiche). I luoghi del dibattito erano quindi le pagine delle riviste stesse e i congressi scientifici; a questi si aggiungono sempre più spesso blog e altri strumenti online.

Ne parla per esempio Peppe Liberti su Rangle in una serie di post che, forse un po’ astrusi per chi è meno addentro alla faccenda, possono essere comunque interessanti per molti lettori di Query:

Che ruolo possono avere i blog all’interno di questo meccanismo? In una situazione come quella dei paesi anglosassoni dove il blogging è attività diffusa e molti ricercatori/blogger e science writer non hanno nessun timore a confrontarsi in tempo reale con un vasto pubblico di lettori attenti, molto spesso esperti, il controllo sui contenuti è forte, la discussione è animata e nasce a volte dall’interno dei centri di ricerca. Il ruolo proprio di questo tipo di blog non è quello di fare da cassa di risonanza in stile giornalistico dei prodotti o degli eventi legati alla ricerca, non è il gossip; è lo sforzo dell’analisi, parziale quanto si vuole, assieme al desiderio di comunicare in un linguaggio che può essere tecnico o meno, a fare la differenza.

La situazione italiana in questa specifica area è un po’, con tutto il rispetto, una palude, il numero di ricercatori (universitari o meno) che getta in rete le proprie considerazioni è estremamente ridotto, e la ricerca e quel poco di critica (o racconto) della ricerca che potete trovare in rete hanno pochi momenti di contatto diretto. Probabilmente è arrivato il momento di dotarsi degli strumenti necessari per selezionare anche in Italia i contenuti su cui confrontarsi con il mondo della ricerca accademica sperando che anche da quel lato qualcuno senta la voglia di buttarsi in questa rete di chiacchieroni.

Grazie proprio all’interessamento di Peppe, è ora disponibile anche per i blogger italiani uno dei più popolari aggregatori di blog scientifici, ResearchBlogging (selezionando le lingue desiderate nella colonna di destra). L’idea è selezionare e aggregare i post che discutono di ricerca, lasciando ai blogger la libertà di rilassarsi e parlare sui loro blog anche di argomenti più frivoli. Gli editor per il 2011 sono lo stesso Peppe insieme ad Amedeo Balbi di Keplero e Moreno Colaiacovo di my GenomiX; trovate tutte le informazioni pratiche su questo post di Rangle.

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