Pranoterapia: tocchiamo con mano

Pubblichiamo il resoconto di un nostro socio che ha frequentato una lezione di prova erogata dall’associazione A.Mi. University per conoscere i prezzi dei corsi di pranoterapia.

L’associazione A.Mi. University eroga corsi di pranoterapia, ma sulla relativa pagina del sito non ne sono indicati i costi (freezepage aggiunto il 7 febbraio), penso così di contattare l’associazione per avere maggiori informazioni.

25 gennaio 2010

Chiamo nel primo pomeriggio la segreteria di A.Mi. University e chiedo se organizzano corsi di pranoterapia, perché vorrei capire quali sono le mie potenzialità. Dico loro che penso di avere degli strani poteri di guarigione, ma che faccio fatica a crederci e non sono sicuro che questi poteri esistano veramente.

La persona dall’altro lato del telefono risponde che fanno anche corsi di pranoterapia, e che al presunto potere non bisogna credere o non credere: bisogna capire se c’è veramente, perché se c’è non può essere messo in discussione. Per sincerarsene, è sufficiente fare un test gratuito, che si trova sul sito La medicina naturale (qui il pdf con le istruzioni). È un test di mummificazione di una fettina di fegato e consiste nell’applicare l’energia delle mani per fare in modo che la fettina non vada in putrefazione, ma si secchi restando integra.

Il fegato seccato all’aria sarebbe la prova di un fenomeno paranormale, lo stoccafisso invece non stupisce nessuno… chissà perché.

Una volta fatto il test, se questo funziona, mi dice di portare la fettina mummificata da loro, per analizzarla e per farmi seguire (se il potere c’è) una lezione gratuita in modo da conoscere gli eventuali colleghi di corso e gli insegnanti.

Ottengo l’indirizzo, l’appuntamento è per il 6 febbraio 2010 alle ore 9:00 e ci salutiamo. Come prevedibile, non si è parlato di prezzi.

26 gennaio 2010

Acquistate le fettine di fegato di vitello, ne ho messa una in un piatto esposto all’aria; ho stampato il foglio del test sul quale segnerò le informazioni richieste, quindi telefonerò per comunicare il risultato.

30 gennaio 2010

In questi giorni ho esposto la fettina nel piatto all’aria, in cucina. Una volta al giorno ho girato la fettina dall’altra parte per farla seccare in modo uniforme, ma soprattutto per non farla attaccare al fondo del piatto. Del resto nelle istruzioni c’è proprio scritto “Effettuate l’esperimento prima su un verso quindi ripetete l’operazione sul verso opposto”, il che implica girare la fettina dall’altro lato durante il “trattamento”.

Come previsto, ogni giorno la fettina di fegato si è seccata sempre di più e, al momento, è rigida, simile a una soletta per scarpe. Sto annotando sul foglio i “progressi”, in realtà c’è poco da dire, solo che la fettina diventa sempre più secca; nello spazio “durata” inserisco a caso 4 o 5 minuti.

2 febbraio 2010

Il fatidico giorno della mummificazione completa della fettina di fegato di vitello è arrivato. Invio una mail a A.Mi. University per comunicare che l’esito del test è positivo, la fettina è mummificata perfettamente, e chiedo quindi se posso partecipare alla lezione gratuita.

3 febbraio 2010

In mattinata non ho ricevuto alcuna risposta via mail quindi ho chiamato A.Mi. University per comunicare l’esito del test e per avere informazioni; mi risponde una donna, una persona diversa da quella che mi aveva risposto il 25 gennaio. Mi dicono che gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00, orario continuato, e mi forniscono l’indirizzo dove consegnare la fettina.

Chiedo se posso consegnare la fettina in pausa pranzo e se è confermata la lezione gratuita il 6 febbraio, e mi dicono che la lezione è confermata e che posso anche consegnare la fettina il giorno stesso della lezione gratuita presso la loro sede, e le lezioni iniziano alle 9:30. Rimaniamo quindi che ci vediamo sabato 6 sia per la consegna della fettina sia per la lezione gratuita.

5 febbraio 2010

Domani andrò a consegnare il fegato, a partecipare alla lezione gratuita e a sapere il prezzo del corso. Nel frattempo ho scattato due foto alla fettina di fegato nelle condizioni attuali, eccole:

6 febbraio 2010

La giornata inizia alle 9.00, ora in cui mi propongo di arrivare presso la sede di A.Mi. University della consegna della fettina di fegato. Arrivo in sede, suono il campanello, entro nei loro uffici. Ad accogliermi c’è quello che presumo essere il segretario, un signore sulla sessantina, cui presento l’oggetto. Mi dice “bene, bene”, quindi avvolge la fettina in un foglio di carta assorbente e lo conserva assieme al foglio del test.

Mi dice che c’è da fare un altro test, quello vero e proprio, ma quello si paga e mi anticipa una eventuale domanda sul prezzo dicendo: “per il prezzo poi ne parliamo sa…”.

Arriva una ragazza sulla trentina, che mi invita a mettermi a mio agio e mi fa, su mia richiesta, una più che sommaria descrizione delle loro attività (riflessologia e tanto altro) consegnandomi un depliant. Lei è una pranoterapeuta che continua a frequentarei corsi A.Mi. Arrivano nel frattempo gli altri corsisti, di età varia: ci sono un paio di signori sui 40 anni, 5 o 6 giovani dall’età apparente che va dai 25 ai 30 anni, ma l’età media non va oltre i 30.

Prima che inizi la lezione osservo una coppia che parla col il segretario dei prezzi di un corso di riflessologia plantare e vengo a sapere i seguenti dettagli:

  • Costo del corso di riflessologia: 1500 €
  • Costo dell’iscrizione all’albo: 670 €

Quindi per seguire il corso e trovarsi iscritti all’albo il prezzo è € 2170.

Manca poco all’inizio della lezione e hanno già preparato e messo in mezzo alla stanza (noi corsisti siamo seduti ai bordi) due lettini pieghevoli in metallo (che però non verranno utilizzati).

Inizia la lezione, manca la docente ma non c’è problema perché l’allieva anziana la sostituisce. Al contempo il segretario ci saluta e va via.

Tralascio le nozioni dettate dal semplice buon senso (come “un pranoterapeuta deve lavarsi”, “di solito deve mangiare bene ma ogni tanto può anche eccedere”, eccetrea) citando solo quelle per cui vale la pena soffermarsi per un qualche motivo: per esempio apprendo dall’allieva anziana che il pranoterapeuta, per capire dove “agire”, fa una sorta di “mappa” del paziente passando la mano sul suo corpo (tenuta a qualche centimetro di distanza e con i vestiti indosso), e soffermandosi dove “sente” una differenza; ad esempio passando la mano di solito sente caldo, ma su un punto sente freddo. Oppure nota un punto dove sente (il pranoterapeuta, non il paziente!) un formicolìo. Spiega cosa sono i chakra (“canali energetici non visibili ma percettibili”).
L’allieva anziana ci parla quindi di quali sono le condizioni ideali perché le sedute pranoterapiche sortiscano il loro effetto. Uno dei suoi consigli è fare in modo che il paziente non indossi indumenti sintetici, sarebbe meglio indossasse solo tessuti naturali, perché i tessuti sintetici bloccano il flusso energetico. Questo in seguito sarà oggetto di discussione.

Apprendo che oltre al corso base c’è anche il tirocinio con prove da superare e ci sono anche corsi di aggiornamento e seminari di specializzazione (con un costo a parte) e a questo punto arriva la vera docente, una signora sulla cinquantina.

Seguendo il loro libro di testo (L’ABC della pranoterapia di M. Inardi, O. Sanseverino, Vegor Internazionale, Milano [in precedenza Maingraf, Milano, 1987]) la docente si sofferma sull’aspetto legale e deontologico.

Di qui si capisce come una scuola di questo tipo eviti problemi legali. Viene ripetuto tantissime volte che il pranoterapeuta:

  • non può e non deve sostituire il medico e le sue terapie
  • non deve spingere il cliente a rifiutare le cure mediche
  • non fa diagnosi, anzi è meglio se il cliente si presenta con una diagnosi medica
  • deve sapere che la salute è data da una condotta di vita sana
  • non deve rinnegare la “medicina ortodossa” perché lui (il pranoterapeuta) altro non è che “una cura in più”, come fosse una medicina in più rispetto a quelle che il cliente già assume

Questo concetto viene quindi rafforzato dalla docente, che dice che chi ignora queste regole è un ciarlatano e un truffatore. Legalmente così sono a posto e nessuno può così tacciarli di aver fatto sospendere terapie salvavita (come invece succede purtroppo in molti casi).

La docente spiega che sulla targhetta del proprio studio non si può scrivere qualcosa come “curo le cefalee” oppure “curo i disturbi di stomaco”, ma bisogna scrivere qualcosa del tipo “recupero della vitalità, benessere dell’equilibrio psicofisico”, e dice che ci si può rivolgere a lei per le frasi da scrivere. Altrimenti se invece di lavorare come privati si lavora come dipendenti di alberghi, strutture termali e centri benessere il problema non si pone.

Segue un discorso relativo alle proposte di legge per l’istituzione di un albo nazionale dei pranoterapeuti, dicendo che ogni volta che viene fatta una proposta di legge a un certo punto dell’iter questa viene rifiutata, tutto ciò si ripete da 20 anni e che stanno cercando di evitare l’ostacolo passando per le regioni. Il motivo per cui l’iter si blocca la signora Elena lo spiega dicendo che è tutta colpa delle case farmaceutiche, e che comunque l’albo nazionale serve solo per regolamentare, non per legalizzare la professione di pranoterapeuta che di fatto esiste.

Nel frattempo, A.Mi. University ha istituito un albo di diritto privato che dovrebbe proteggere i pranoterapeuti distinguendoli dai truffatori e dai ciarlatani e fornisce una polizza assicurativa per danni a terzi.

Dopo un po’ arriva dall’uditorio una domanda: la pranoterapia funziona sugli scettici?
La docente dice che bisogna distinguere: c’è quello che non ci crede, ma sta male e le ha provate tutte e decide di provare anche la pranoterapia; quello va aiutato e con lui “funziona”.
Poi c’è lo scettico che vuole vedere se hai i poteri, che vede la cosa come sfida e allora no, non bisogna accettare, non bisogna scendere al suo livello, è scorretto perché non si ha da dimostrare niente a nessuno (questo concetto richiama una frase  presente in una pagina del loro sito: “Una cosa tuttavia deve essere chiara: alla pranoterapia l’organismo non risponde secondo le regole “causa-effetto”)

Segue quindi un altro concetto che viene più volte ripetuto e ribadito: buona parte della cura è rappresentata dal rapporto che si ha col paziente, e non dal semplice imporre le mani. Quando si riceve il paziente, bisogna studiarlo, capirlo da come si veste, da come cammina, da come si muove, dal tono della voce perché bisogna farlo sentire a proprio agio: è per questo che poi il cliente torna. 

È arrivato il momento del break, l’allieva anziana si allontana, la docente è via a fumare, ne approfitto per chiacchierare con un’allieva seduta vicino a me per sapere quanto ha pagato il corso. Ha pagato circa 3600 € e mi dà un dettaglio approssimativo:

  • corso di pranoterapia (compresa valigetta con materiale didattico) : circa € 2000
  • iscrizione all’associazione (bisogna essere soci) A.Mi. University: 150 €
  • spese legali per assicurazione e iscrizione all’albo privato: il resto

Il corso dura 1 anno e ci sono due lezioni al mese.

Visto che il segretario mi ha parlato del secondo test da fare a pagamento, le chiedo informazioni anche su questo. Mi dice che usano una macchina posta in una stanza (che mi indica) che visualizza il “flusso di energia”. Dalla descrizione sembra la solita fotografia Kirlian. Questa macchina, visualizzando i “flussi di energia”, indica dove mancano. Per lei la macchina funziona davvero perché dai risultati del suo test (mi mostra il foglio) hanno capito che ha avuto problemi nell’infanzia, e nessuno poteva saperlo!

Sempre nel break, chiacchiero anche con un’altra ragazza parlando del test preliminare, quello del fegato: mi dice che molto stranamente ha notato che il test è riuscito anche al suo fidanzato, che non è prana. E mi dice anche che un risultato simile lo ha ottenuto con una fettina di fegato non sottoposta al loro trattamento (né suo né del fidanzato). Dai cavoli, ci è arrivata! E invece no: mi dice che probabilmente a livello molecolare (!) la differenza si vede, però a loro sembrano uguali.

Prosegue la lezione, ma evito inutili dettagli tranne un po’ di episodi particolari: nel primo la docente ci spiega che “la respirazione è in realtà una forma di comunicazione con l’universo: respirando si assorbe l’energia dell’universo perché ci arrivano i raggi cosmici, quindi materia perché la materia è energia, quindi Einstein, dopotutto il 98% è elettromagnetismo”.

Non ci ho capito niente, ma almeno mi ha fatto sorridere.
Nel secondo episodio un allievo domanda se usare un lettino in metallo è peggio che usarne uno in legno. La docente dice che questi non sono dettagli importanti, sono solo marginali: dopotutto, dice, il metallo è naturale, si trova in natura. Si spinge addirittura più in là, dicendo che anche la plastica va bene, perché anche la plastica è naturale dato si fabbrica a partire da materiali naturali… insomma tutto è diventato naturale. A questo punto però faccio una domanda: “Scusi, allora per il paziente vanno bene anche gli abiti sintetici?“.

Qui parte una serie epica di arrampicate sugli specchi. Dapprima la docente risponde: “sì vanno bene ma sono meglio quelli naturali“. Chiedo conferma che in realtà è indifferente in virtù di quanto ha detto prima, risponde che “va bene lo stesso perché l’energia invece che al 100% arriva a un 60-70%, ma comunque c’è“, una allieva mi dice che la plastica si produce sì da materiali naturali, ma non è naturale.

A questo punto ho sbloccato io stesso la situazione dicendo “ok, ok, ho capito: state dicendo che dato che l’importante è il benessere del paziente e gli abiti sintetici possono provocare fastidio, per avere un maggiore equilibrio energetico sono quindi meglio i tessuti naturali”.
Non conoscevo il significato di quanto avessi appena detto, ma tutti erano più contenti e sorridenti.

Nel terzo episodio la docente dice che bisogna far togliere al paziente orologi a batteria e apparecchi elettrici perché l’energia erogata dalle mani potrebbe comprometterne il funzionamento. Se uno poi ha il peacemaker, meglio non rischiare e non fare la seduta. Non è detto che accadano i malfunzionamenti, ma nel dubbio meglio non rischiare: solo i pranoterapeuti esperti riescono a dosare correttamente l’energia.

Arriva la fine della lezione, mi avvicino alla docente per chiedere come devo comportarmi, ma purtroppo della questione iscrizioni se ne occupa il segretario che mi richiamerà per darmi tutte le informazioni.Voglio sapere che prezzo faranno a me. Voglio sentirlo dalla loro voce.

7 febbraio 2010

In prima mattinata mi telefona il segretario e mi dice che il costo del corso è di 3620 € compresi “materiale didattico, atti notarili, foto Kirlian e quant’altro”, quindi il “secondo test” di cui ho parlato ieri con l’allieva vicina a me era effettivamente una foto Kirlian e anche il prezzo è in linea. Non è chiaro perché il prezzo del corso di pranoterapia non sia indicato sul sito.
Sempre in linea con quanto recepito ieri, il corso dura 1 anno, con due incontri mensili: un incontro solo mattutino e uno mattutino + pomeridiano in cui nel pomeriggio c’è una lezione di “anatomia”.
Ho chiesto di eventuali prove intermedie, mi ha detto che c’è una tesina finale.
Ho chiesto anche dei seminari e aggiornamenti di cui si diceva ieri, mi ha risposto che sono opzionali, dal prezzo che varia da 150 € a 200 € l’uno.

Ho cercato quindi pagine riportanti prezzi in generale sul sito di A.Mi. University ed effettivamente una pagina l’ho trovata, che sembra riferirsi ai seminari opzionali (qui il freezepage).

Foto di Joe Wiki tratta da Wikimedia Commons.
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