Le origini della PNL

Pubblichiamo un estratto dell’articolo di Brian Dunning che apre il numero di Query 03 dedicato alla PNL.

Erano i primi anni ’70, e un giovane studente di psicologia all’Università della California, Santa Cruz, stava trascorrendo un’altra notte in laboratorio. Il compito di Richard Bandler era quello di trascrivere ore e ore di sessioni psicoterapeutiche dello psichiatra Fritz Perls. Dopo aver trascritto talmente tante sedute da fargli quasi cadere le mani, Bandler arrivò a notare un’interessante caratteristica del modo in cui Perls parlava ai suoi pazienti. Perls aveva la strana – quasi fastidiosa – abitudine di esaminare tutti i commenti dei suoi pazienti e tornare su questi con domande molto specifiche, obbligandoli a riesaminare attentamente le proprie espressioni letterali. Qualche volta sembrava che non si potesse fare la più semplice delle affermazioni senza essere duramente ripresi da Perls. “Cosa ti ha fatto scegliere questa parola?” “Quali sono le implicazioni della tua affermazione?”. Perls forzava i suoi pazienti a confrontarsi con le cause e le motivazioni anche delle affermazioni più casuali. Bandler notò che questa tecnica aveva un effetto molto forte. Col tempo i pazienti diventavano incapaci di spiegarsi, lasciando una sorta di vuoto interno, e risultavano eccezionalmente ricettivi ai suggerimenti di Perls per riempire questo vuoto. Invece di risentirsi per quello che si potrebbe chiamare un “controinterrogatorio”, i pazienti tendevano ad accettare il processo, e Bandler scoprì che, se prese nel loro complesso, le tecniche di Perls sembravano altamente efficaci.

Bandler segnalò le sue scoperte a John Grinder, un linguista della Santa Cruz. Grinder ne fu incuriosito. I due discussero a lungo i risultati di Bandler, e decisero di ricercare altri casi che avessero lo stesso modello. Li trovarono nel corso delle sedute di psicoterapia pionieristica della terapista familiare Virginia Satir. Credendo di essere incappati in qualcosa di significativo, Bandler e Grinder documentarono e codificarono quella tecnica, chiamandola Modello Meta. I due pubblicarono nel 1975 i primi due libri di una lunga serie, il cui contenuto verteva essenzialmente sul Modello Meta. Annunciarono la loro scoperta come una svolta nella psicoterapia che avrebbe “aiutato le persone ad avere una vita migliore, più ricca e piena”. (Si tenga presente che questa presunta svolta è stata creata da uno studente e un linguista, nessuno dei quali era uno psicoterapeuta, anche se Bandler in seguito ottenne un master in psicologia)

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