Sulla scena del mistero

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Stefano Bagnasco, Andrea Ferrero e Beatrice Mautino
Sulla scena del mistero
Sironi Editore, 2010
pp. 204, Euro 17,00

Salutiamo con piacere l’arrivo di questa opera prima del trio Bagnasco, Ferrero e Mautino, colonne portanti del CICAP, che con il loro caratteristico humour, unito al rigore scientifico che li contraddistingue (incredibile come riescano a coniugare benissimo Indiana Jones e Popper!), ci regalano una vera e propria guida pratico-teorica per indagatori di misteri.

Il libro, pubblicato da Sironi, si intitola Sulla scena del mistero e il sottotitolo è per l’appunto un esplicito Guida scientifica all’indagine dei fenomeni inspiegabili.

I tre ci prendono per mano e ci introducono al fantastico mondo degli indagatori del mistero. Ci fanno capire come distinguere la legittimità di “misteri” tanto diversi come il problema della materia oscura dell’universo e quello del geode di Coso, un artefatto tecnologico ritrovato in una roccia antichissima. E la risposta è che non è tanto l’argomento dell’indagine a fare la differenza, quanto piuttosto il metodo che si segue per arrivare a scoprire la verità. Metodo che, come ribadisce il sottotitolo, non può che essere quello scientifico.

Inizia così un viaggio che porterà il lettore a capire la differenza tra un investigatore che si serve del lume della scienza per cercare risposte e un indagatore della domenica, che magari si riempie la borsa di contatori geiger e oscillatori di frequenza alla ricerca delle ipotesi più incredibili, ma si dimentica di portarsi appresso la domanda essenziale: ma il fenomeno che voglio spiegare esiste per davvero o no? Perché, come diceva Ray Hyman con il suo “imperativo categorico”, «non bisogna cercare di spiegare qualcosa fino a quando non si è sicuri che questo qualcosa esista».

Pian piano, dunque, si riempie la cassetta degli attrezzi del bravo indagatore con quelli che i tre acutamente chiamano “i ferri del mistero”: dal rasoio di Ockham al “Contestualizzatore”, dalla capacità di valutare una testimonianza oculare a quella di districarsi nella letteratura scientifica, tra effetto file drawer e impact factor. E poi protocolli ciechi e campioni sperimentali, esperimenti e repliche in laboratorio, falsificazionismo e negazionismo… Paroloni che forse potranno intimidire qualcuno, ma che in realtà scorrono via in modo leggero e persino allegro, tra un riferimento a Kuhn e uno a Paperinik, una massima di Hume e una battuta di Lello Arena.

Anche perché ogni principio di filosofia della scienza, ogni idea o strumento investigativo discusso dal trio è messo immediatamente a confronto con casi autentici con cui loro stessi, o altri colleghi indagatori, si sono cimentati in questi anni: dai cerchi nel grano allo schiacciasassi precolombiano, dall’astrologia al sangue di San Gennaro, dai rapimenti alieni alla teoria cospirazionista sull’HIV.

E a chi ripropone il disco rotto secondo cui gli “scettici” avrebbero la mente chiusa temendo ciò che non conoscono, è sufficiente contrapporre una frase del fisico e filosofo della scienza Giuliano Toraldo di Francia, sin dalla nascita del CICAP uno dei suoi Garanti scientifici, secondo cui «un vero scienziato accetta qualsiasi fenomeno, anche se inspiegato, purché sia accertato».

Mentre a chi obietta che se in tutto questo tempo non è mai stato trovato un vero fenomeno paranormale forse non vale nemmeno la pena continuare a cercare, Bagnasco, Ferrero e Mautino rispondono che invece è importante insistere. Perché, come dicono loro, «quando indaghiamo un mistero, anche se non ci imbattiamo in un fenomeno inspiegabile, possiamo imparare lo stesso un sacco di cose interessanti».

Non c’è dubbio quindi che, dopo avere letto questo libro, chiunque si ritroverà dotato di un nuovo e specialissimo paio di occhiali invisibili, grazie al quale guardare al mondo in modo diverso. Come? Per esempio, rendendosi molto più facilmente conto se un programma tv “di confine”, un autore di libri “eretici” e chiunque la spari un po’ grossa è davvero un genio osteggiato dalla scienza e dai “poteri forti” o, piuttosto, non è altro che un furbo propalatore di bufale un tanto al chilo. E di questi tempi non è poco!

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