La scienza e i pregiudizi

Ci siamo già occupati altre volte di come sia difficile accettare i risultati degli studi scientifici, quando contraddicono i nostri pregiudizi, e l’argomento è tornato di attualità con la discussione sul riscaldamento globale. Pubblichiamo in proposito la traduzione dell’interessante articolo apparso sul Guardian del 3 luglio 2010 ad opera di Ben Goldacre di Bad Science.

Certo che la scienza può dimostrare tutto!
Ben Goldacre

Come reagiscono le persone quando si trovano di fronte a prove scientifiche che mettono alla prova le loro convinzioni pregresse? Spesso tentano di ignorarle, di comprarne il silenzio, oppure fanno causa per diffamazione, o tentano di smontarle con il ragionamento.

Un documento classico relativo all’ultima di queste strategie è stato pubblicato da Lord nel 1979: furono selezionati due gruppi di persone, uno in favore della pena di morte e l’altro contrario. A ciascun gruppo fu presentato un articolo scientifico a supporto delle loro convinzioni ed uno che invece lo contrastava.

I tassi di omicidio aumentavano, ad esempio, dopo l’abolizione della pena capitale in uno Stato, o in confronto con Stati confinanti, e i risultati furono quelli che potete immaginare. Ciascun gruppo trovò numerosi errori metodologici negli studi con cui erano in disaccordo, ma ignorò gli stessi identici errori in quelli che concordavano con le proprie idee.

Quando si vedono presentare dati non graditi, alcuni vanno anche oltre, e decidono che è la scienza stessa ad essere disastrata. I politici vi spiegheranno, con toni cordiali, che il metodo scientifico semplicemente non può essere applicato per determinare gli effetti di una legge sulla droga. Specialisti di medicine alternative affermeranno che la loro pillola è speciale tra tutte le pillole, e che, semplicemente, non potete utilizzare una sperimentazione per capire se funziona.

Quanto in profondità vanno queste idee, e quanto ampiamente tendono a generalizzare? Recentemente il Professor Geoffrey Munro ha radunato circa un centinaio di studenti dicendo loro che avrebbero partecipato ad uno studio sul “giudizio della qualità dell’informazione scientifica”, che è stato pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology.

Innanzitutto, fu determinato il loro punto di vista sulla correlazione tra omosessualità e malattia mentale, e poi furono divisi in due gruppi.

Il primo gruppo ricevette la documentazione relativa a cinque studi che confermavano le loro idee pregresse. Agli studenti che ritenevano l’omosessualità collegata alla malattia mentale, ad esempio, fu consegnato del materiale che spiegava come nei centri per il trattamento psicologico ci fossero più persone gay rispetto alla media generale. Al secondo gruppo furono fornite ricerche che invece contraddicevano le loro idee precedenti. (Dobbiamo chiarire che, al termine dello studio, agli studenti fu comunicato che le ricerche erano dei falsi, e fu data loro l’opportunità di leggere i documenti veri se lo avessero desiderato).

Furono poi interrogati su quanto avevano appena letto, e fu chiesto loro di valutare il proprio accordo con la seguente affermazione: “Il problema posto negli studi di cui avete letto il sommario… non può essere risolto utilizzando metodi scientifici.”

Come ci si sarebbe aspettato, quanti avevano visto le proprie idee pre-esistenti messe in discussione furono più inclini ad affermare che la scienza semplicemente non può essere utilizzata per misurare quanto l’omosessualità sia associata con la malattia mentale.

Ma poi, più avanti, i ricercatori posero un ulteriore gruppo di domande, in cui si chiedeva se la scienza potesse essere utilmente impiegata nella comprensione di ogni tipo di cose, tutte interamente scollegate dagli stereotipi relativi all’omosessualità: “l’esistenza della chiaroveggenza”, “l’efficacia della sculacciata come tecnica disciplinare per i bambini”, “l’effetto della violenza vista in televisione sul comportamento violento”, “l’accuratezza dell’astrologia nella predizione dei tratti della personalità”, e “gli effetti delle medicine a base di erbe sulla salute fisica e mentale”.

I loro giudizi su ciascun argomento furono sommati per produrre un unico risultato riassuntivo che determinasse fino a che punto gli studenti pensavano che la scienza potesse essere informativa per tutte quelle questioni, e quel che ne venne fuori fu davvero preoccupante. Le persone i cui stereotipi sull’omosessualità pre-esistenti al test erano stati messi alla prova risultavano più inclini a credere che la scienza non avesse nulla da offrire, su nessun argomento e non solo sull’omosessualità, rispetto a coloro le cui convinzioni sull’omosessualità erano invece state rafforzate.

Pare quindi che la gente, quando viene messa di fronte a prove scientifiche sgradite, preferisca concludere che la scienza – in generale – è inadeguata, in un disperato tentativo di mantenere un minimo di coerenza nella propria visione del mondo. Questa è senz’altro una scoperta interessante. Ma non sono sicuro che mi renda felice.

Vignetta by xkcd

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