Top Secret

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Top Secret

ideato e condotto da Claudio Brachino

regia di Massimiliano Papi

Rete 4, giovedì, 21.10

Nato nel 2002, Top Secret, il programma di approfondimento di Claudio Brachino in onda su Rete 4 in prima serata, si occupava in origine soprattutto di cronaca nera, con l’intento di intrattenere lo spettatore trattando i retroscena di complotti e delitti irrisolti, o presunti tali.

Nel tempo, il programma ha allargato il proprio campo d’interesse, finendo con l’occuparsi di tutto ciò che la stampa e l’opinione comune qualifica come “mistero”: non solo, quindi, la cronaca nera, ma anche i miracoli e il paranormale religioso in tutte le sue forme, gli UFO, l’esobiologia, la comunicazione con i defunti, e così via.

La trasmissione di Brachino non ha mai brillato particolarmente per la qualità delle inchieste giornalistiche, per la scrupolosa analisi delle fonti e per il rigore della ricostruzione storica e scientifica. Le puntate della nuova serie mostrano, però, un’evidente involuzione, che avvicina Top Secret ad altre trasmissioni come Voyager e Mistero, note per fare della disinformazione a scopo audience un intento programmatico.

Esaminiamo di seguito quelle che, a nostro avviso, sono le caratteristiche più deprecabili del programma in questione e ne fanno un cattivo esempio di divulgazione culturale.

1) Accumulo dei contenuti.

La buona divulgazione non permette di riunire insieme fenomeni e situazioni differenti, perché questo è il modo migliore per incorrere nell’errore di correlazione, con il quale si stabiliscono nessi causa-effetto arbitrari, e in quello di generalizzazione, che estende le valutazioni relative a uno specifico caso a una categoria più ampia di fenomeni.

Lo spettatore ha così l’impressione erronea di poter mettere nello stesso calderone UFO, profezie per il 2012, apparizioni mariane e cerchi nel grano, come nella puntata del 30 giugno. I collegamenti, per quanto arbitrari, comunicano al pubblico l’idea che esista una matrice comune alla base di fenomeni (o presunti tali) anche molto diversi.

2) Discriminazione delle fonti.

Una caratteristica distintiva del programma di Brachino è la selezione piuttosto sbilanciata delle fonti cui si fa riferimento e degli ospiti che intervengono nel corso della puntata. Buona parte dei contributi proviene da matrice contraria alle tesi scettiche. Quale obiettività ci si può attendere se a parlare di Fatima e apparizioni mariane è il fervente cattolico e sostenitore dei miracoli Antonio Socci (puntata del 23 giugno) e a parlare di fenomeni paranormali è il sensitivo Uri Geller (puntata del 3 giugno), senza un contraddittorio adeguato?

3) Marginalizzazione del dissenso.

Nel momento in cui è presente qualche voce dissenziente rispetto alla linea generale seguita dal programma, la strategia adoperata per evitare che questa possa emergere è la sua messa ai margini. La presenza dell’“altra campana” diviene, pertanto, puramente formale. Mentre la voce “dominante” ha tutto il tempo di parlare e argomentare le proprie tesi con dovizia di particolari, il “nemico” deve limitarsi a poche frasi smozzicate o a una rapida citazione en passant da parte del conduttore.

Ad esempio, nella puntata del 30 giugno, nel parlare dei crop circles, è stato citato il cerchio appositamente realizzato dal CICAP per la trasmissione, ma nessuno tra i membri del comitato ha avuto modo di parlare e di fornire la propria versione dei fatti. Si tratta, in poche parole, di una forma indiretta, ma non meno efficace, di censura.

4) Manipolazione dei dati.

La presentazione dei diversi argomenti è attuata mediante una grossolana manipolazione dei dati riferiti. È sufficiente trasformare un’ipotesi in certezza per stravolgere interamente un discorso e le conclusioni che ne saranno tratte. Ad esempio, se nel parlare dei crop circles io faccio esplicito riferimento a «quelli che non sono il prodotto della mano dell’uomo», a quelli «autentici» (puntata del 30 giugno), sto presentando un’ipotesi, peraltro assai poco probabile, come vera. In breve, sto cadendo nell’errore di partigianeria, quello che associa impropriamente un fenomeno a una delle cause ipotizzate.

Le caratteristiche elencate fin qui generano un programma che deve essere considerato di pura evasione, senza alcuna pretesa di divulgazione seria. Questa conclusione probabilmente è scontata per i lettori di QueryOnline, tuttavia riteniamo che l’analisi delle tecniche usate da Top Secret si possa applicare anche ad altri casi di disinformazione mediatica.

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