Gli alieni promossi alla maturità

l'equazione di drake secondo xkcd

Ai ragazzi che quest’anno hanno sostenuto la prima prova degli esami di stato è stata proposta una traccia riguardante la vita extraterrestre. Mentre in rete gli studenti esprimono pareri contrastanti nei vari forum, confrontiamoci su questa tematica da due punti di vista differenti:

Il parere di Roberto Labanti, esperto di ufologia:

Anche gli Ufo sbarcano alla maturità”… “sono protagonisti gli Ufo”… Sono solo due esempi di quello che ieri mattina riportavano, riprendendo fughe di notizie dalle aule ove si stava tenendo la prima prova dell’esame di stato, le edizioni web di alcuni mass media, in un anticipo della silly season, quel periodo dell’estate inoltrata nel quale, in mancanza di notizie degne di pubblicazione, i mezzi di comunicazione ripiegano su frivolezze e stranezze.

In realtà, appena è stato disponibile il testo della prova, è subito apparso chiaro, fin dal titolo, che l’argomento scelto dal Ministero era il dibattito, soprattutto filosofico, sulla vita extraterrestre e non quello degli Ufo in sé (che, giova ricordarlo, sono, con una terminologia di origine militare entrata nell’uso, “oggetti volanti non identificati” e non “astronavi extraterrestri”). A rigore non si tratterebbe quindi di ufologia, ma del campo, in linea di principio del tutto separato, dell’esobiologia.

Il primo testo presentato è dell’astronomo Steven J. Dick, che è stato negli anni scorsi Chief Historian della NASA, l’ente spaziale statunitense, e che ha realizzato il maggiore studio su quel dibattito nel XX secolo. Quanto riportato, riprodotto dalla traduzione italiana dell’edizione ridotta e aggiornata di quel lavoro, è appunto relativo alla controversia degli ultimi lustri del secolo scorso sulla possibilità di estendere la biologia terrestre ad altri mondi.

Il testo seguente è invece quello che ha scatenato i media: si tratta di un estratto del capitolo sugli Ufo nel volume che il giornalista Pippo Battaglia e l’astronomo Walter Ferreri hanno dedicato al tema della vita nell’Universo. Capitolo ormai immancabile in opere divulgative di questo tipo e che non può che sorvolare in superficie il tema: il frammento citato riporta alcuni stereotipi sedimentatisi nel tempo, non perdendo però l’occasione di fare riferimento a un’ipotesi (quella dei fenomeni geofisici) che, pur avendo anch’essa una lunga storia, è diventata nota in Italia al di fuori dell’ambiente nell’ultimo decennio, non chiudendo infine neppure la porta all’ipotesi extraterrestre.

Il terzo testo presentato, il più antico, testimone di una delle voci (quella pluralista) del dibattito settecentesco, è tratto da una delle più importanti opere del filosofo tedesco Immanuel Kant, disposto a scommettere sul fatto che “in altri mondi vi siano abitanti”.

Infine, chiudono la selezione di testi proposti le contrapposte opinioni di due fisici di origine britannica: Stephen Hawking e Paul Davies. Nei due testi riportati, provenienti dalla numerosa produzione divulgativa dei due autori, sono infatti rappresentate due radicali alternative: le “scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente” di Hawking contro il “se la coscienza è un fenomeno basilare che fa parte del funzionamento delle leggi dell’universo, possiamo supporre che sia emersa anche altrove” di Davies (con quel retroterra filosofico che ha irritato nel corso degli anni alcuni autori vicini al movimento scettico, come l’italiano Massimo Pigliucci).

Una selezione, quindi, che solo marginalmente aveva a che fare con il fenomeno Ufo: se infatti il Ministero avesse voluto puntare su quest’ultimo argomento, avrebbe potuto trovare utili spunti anche all’interno della produzione di Dick e Davies. Resta però da vedere come quel 19% di studenti che, secondo i primi dati del MIUR, ha scelto questa traccia abbia poi impostato il proprio lavoro. Avranno seguito il dibattito filosofico, o avranno preferito concentrarsi sul tema più diffuso a livello di popular culture e a loro, quindi, più vicino? È legittimo pensare che, comunque, quegli elaborati possano contenere un affascinante spaccato dell’immaginario scientifico-tecnologico dei giovani che hanno affrontato in questo 2010 quello che un tempo era l’esame di maturità, che sarebbe interessante studiare in modo approfondito.

Il parere di Anna Rita Longo, docente di lettere nei licei:

Chiariamo, innanzitutto, che quella che i media hanno già ribattezzato “la traccia sugli UFO” è una proposta di testo facente parte della cosiddetta “tipologia B”, che comprende il saggio breve e l’articolo di giornale, relativamente a 4 ambiti distinti.

Questa tipologia testuale, introdotta per la prima volta nella sessione d’esame del 1999, presenta una serie di documenti che hanno lo scopo di stimolare la riflessione critica dello studente, suggerendogli spunti sui quali pensare.

I documenti sono accompagnati da un conciso argomento che precisa il taglio da dare al discorso. Conciso, dicevamo, ma forse quest’anno si è ecceduto in laconicità. L’argomento è un lapidario: “Siamo soli?”, che forse non assolve degnamente al suo compito.

Ma partiamo dall’inizio. Gli esami di stato sono una prova che si propone di accertare, al termine di un quinquennio di studi superiori, il livello di preparazione disciplinare dello studente, nonché il livello di maturità complessivamente conseguito dall’allievo sotto il profilo umano, culturale, intellettivo. Anche la prova scritta d’italiano muove da queste esigenze e uno dei suoi scopi dovrebbe essere, per l’appunto, quello di vagliare la capacità dell’allievo di esprimere, in un una lingua italiana corretta ed elegante, le proprie idee in merito alle questioni proposte. In breve, allo studente si chiede di pensare, farsi un’idea e scrivere correttamente.

Un buona traccia, soprattutto per la tipologia B, che nella forma del saggio presenta proprio i caratteri del testo argomentativo, deve, quindi, invitare, innanzitutto, alla riflessione e alla problematizzazione. Viene da chiedersi che cosa possa fare uno studente che si trova di fronte ad una consegna laconica quale: “Siamo soli?”. La traccia stessa gli impone di sforzarsi a trovare una risposta, ma come azzardarsi a farlo, su un tema spinoso come questo, senza cadere nella banalità o, peggio, nel dogmatismo?

Anche il più interessante tra i documenti (e qui c’è materiale di Kant e Hawking) viene completamente vanificato se il taglio dato al lavoro è un banale invito a parlarsi addosso (“Cari ragazzi, che ne dite? Siamo soli o no nell’universo?”).

E il ragazzo che desiderasse affrontare la questione da un punto di vista più ampio, riflettendo sugli aspetti scientifici, filosofici e antropologici della questione, ponendosi domande stimolanti e riferendo l’esito delle proprie riflessioni? C’è solo da augurargli di incontrare un commissario intelligente e comprensivo, che non stigmatizzi il suo lavoro con un “fuori tema”.

In ultima analisi, la traccia nel suo complesso mi sembra un’altra buona occasione sprecata: un argomento orientato verso la problematizzazione e una scelta più ampia di documenti sarebbero bastati a renderla una buona prova per saggiare maturità e senso critico dello studente.

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